sabato 27 luglio 2013

L’area camper non esiste più a Policoro

POLICORO – Per anni è stata al centro di un feroce dibattito politico sotto l’ombrellone estivo della città jonica, mentre l’inverno la contrapposizione si spostava nel Palazzo di città. Ora l’area camper ritorna ad essere un argomento di dominio pubblico. Per il semplice motivo che non c’è più. Ubicata sul lato destro, primo parcheggio, del lungomare centrale di via Lido è stato il raduno dei camperisti d’Italia per tante estati guidato da Ermanno, il capo comitiva. Quest’anno si sono spostati altrove tra il Lazio e altre località turistiche del Sud dove sono stati accolti come normali turisti. A Policoro non c’è più posto per loro. Un cartello indica espressamente il divieto. Anni fa per loro c’era il libero accesso con la possibilità di usufruire di acqua, bagno e utenze varie: tutto gratis. Poi ci fu chi chiedeva giustamente un minimo di regolamentazione almeno per pareggiare le spese pubbliche. Fino all’estate 2012 Policoro per i camperisti era la meta privilegiata e loro in cambio di questa ospitalità compravano alimenti nei supermercati del centro jonico e la sera non disdegnavano una mangiata in pizzeria. Il gruppo era nutrito: almeno 60 roulotte. L’anno scorso l’attuale Amministrazione mise una tariffa simbolica di 5 euro al giorno dando in gestione il servizio all’ associazione “Policoro Soccorso” di Claudio Scorzafava in attesa di individuare un’area idonea per i camperisti. Ad oggi non ci risulta che la promessa sia stata mantenuta. Nel frattempo Policoro ha perso un gruppo nutrito di utenti e la sua immagine ne è uscita offuscata. Ma la storia di quel parcheggio è anche un’altra. Da settembre ad inizio giugno di ogni anno, compreso il 2013, è stata anche la zona preferita dei gitani. Il fine settimana tra camper, macchine di grossa cilindrata e mezzi vari veniva occupata dai cosiddetti zingari. I quali erano i padroni di casa: lavavano i panni e li stendevano o tra un albero e l’altro del parcheggio attraverso un filo, o addirittura li facevano asciugare al sole sulla Duna allacciando il filo tra un palo e l’altro della luce. Poi arrivò un’ordinanza sindacale di sgombero ma venne rigettata dal Prefetto poiché conteneva elementi discriminatori e contrari al principio di uguaglianza. In un secondo momento se ne studiò un’altra, con l’assessore Filippo Vinci, e questa volta nessuno ebbe nulla da eccepire: in caso di atteggiamenti poco urbani, e in questi anni ce ne sono stati più di uno da parte dei nomadi consistenti in vetri rotti e rifiuti lasciati per terra, scatta il sequestro del mezzo. Così dalla primavera di quest’anno lo spiazzo è libero da ospiti indesiderati. In mezzo il divieto e poi il ripristino dell’area camper. Ora di nuovo la revoca con tanto di divieto per i camper e così oltre agli zingari sono andati via anche i turisti. Quelli che facevano la loro parte per l’economia del territorio. Un peccato davvero! Forse prima di pensare alla litoranea e alla piazza a mare, opere pubbliche importanti ma di lungo periodo, forse sarebbe il caso di ritornare con i piedi per terra e pensare in piccolo per poi allargare gli orizzonti delle cose da fare. Che sono ancora tante.

Gabriele Elia
(fonte il Quotidiano della Basilicata)


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