La giunta provinciale di Matera ha approvato la delibera relativa ai lavori di manutenzione straordinaria per il liceo scientifico di Policoro. “L’investimento, che supera i 220 mila euro, andrà a risolvere i problemi di impermeabilizzazione di cui soffre l’immobile del liceo scientifico di Policoro, condizioni di disagio che gli eventi calamitosi dei primi di novembre avevano ulteriormente aggravato. I lavori – ha informato l’assessore alle Reti e infrastrutture strategiche Giovanni Rondinone - riguarderanno la sostituzione del manto impermeabile e di infissi; interventi che garantiranno una migliore fruizione del Liceo e un maggior livello di sicurezza dei locali.” “Il primo investimento del 2011 nel segno dell’edilizia scolastica. Una dimostrazione tangibile – ha sottolineato il presidente della Provincia di Matera, Franco Stella – della volontà della Provincia di salvaguardare gli studenti anche in una fase difficile come quella attuale. Il Patto di stabilità, che di fatto sta boicottando il rilancio del territorio, continua a gravare pesantemente sulla azione amministrativa di questo Ente che non si arrende e prova a individuare percorsi alternativi per dare riscontro alle molteplici istanze che provengono dai numerosi comuni.”
Fonte
(Basilicatanet)
venerdì 21 gennaio 2011
I Vigili urbani ritrovano una discarica di amianto in città

POLICORO – Il fantasma dell’amianto aleggia ancora sulla città d jonica. Ma se esso fino a qualche tempo fa sembrava esorcizzato, o meglio marginalizzato, ora ritorna ancora di stretta attualità. Infatti nei giorni scorsi, precisamene il 13 gennaio, durante un giro di ricognizione in città da parte della Polizia locale due Vigili urbani si sono imbattutti su un cumulo di macerie in una via periferica: Rossini. In un primo momento i pubblici ufficiali hanno pensato che si trattasse di una sorta di discarica a cielo aperto come ogni tanto ne vengono segnalate o rinvenute al comando di via G. Fortunato, ma poi dopo un’attenta analisi dei rifiuti abbandonati si sono resi conto di trovasi di fronte sì una discarica, ma di amianto-eternit, rifiuti pericolosi per la salute dei cittadini. Una volta acquisito il dato si informava subito le istituzioni competenti, tra cui anche il Prefetto di Matera e la procura della Repubblica, del ritrovamento: “di cumuli di rifiuti pericolosi costituiti –si legge nella relazione della Polizia municipale- da lastre di amianto-eternit abbandonati a margine della strada interpoderale in agro di Policoro (vedi foto allegate)”. Nella stessa giornata su disposizione del capitano dei Vigili, Antonio Labate, l’area è stata posta in isolamento e apposta la necessaria segnaletica stradale mobile per la sicurezza della viabilità stradale, e nello stesso tempo è stata chiesta la bonifica dell’area interessata per la tutela della salute pubblica. Ricordiamo che nel centro jonico il problema amianto è stato al centro di numerosi casi politici/giudiziari. Ad esempio anni fa fu lo stesso consigliere provinciale Nicola Viola a chiedere un intervento urgente nella zona mare, dove c’erano dei tetti di casette di legno sotto i quali si presumeva la presenza di amianto, oltre che nella zona dell’ex Zuccherificio di Policoro, una volta l’Eldorado dell’economia del comprensorio e dalla fine degli anni ’80 area industriale dismessa; e anche Legambiente ha denunciato a più riprese il problema. E proprio lì non sono mancate a più riprese operazioni delle forze dell’ordine che hanno disposto il sequestro di quello che qualcuno ha battezzato: il cimitero dell’amianto policorese. Inoltre c’è anche la normativa nazionale, la legge n.257/92, che stabilisce norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto e alle modalità di smaltimento dello stesso, a garanzia della sicurezza pubblica e privata dei cittadini. Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell'aria non sia pericolosa: teoricamente l'inalazione anche di una sola fibra può causare il mesotelioma ed altre patologie mortali, tuttavia un'esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta esponenzialmente le probabilità di contrarle.
Gabriele Elia
(il Quotidiano della Basilicata)
giovedì 20 gennaio 2011
La generosità non paga
POLICORO – Quando un giudice emette una sentenza, soprattutto in materia civile, si cerca sempre di tutelare la parte più debole. Questo vale nelle cause di lavoro e in quelle degli sfratti. Purtroppo nella storia che andiamo a raccontare il confine tra parte debole e quella forte è labile. Quasi inesistente. Da un lato c’è una famiglia del centro jonico, che non naviga nell’oro, la quale racimolando i faticosi risparmi di una vita acquista un monolocale in via Monte Rosa, il cui contratto non è mai stato registrato perché il proprietario è deceduto e quella casa, così come le altre abitazioni del rione, si è scoperto poi sono ipotecate da un istituto di credito. Comunque sia dopo aver pagato pro manibus alla famiglia sono state consegnate le chiavi dell’appartamento. Senonchè un bel giorno una suora si reca nella prima casa, quella dove abitano tuttora, dei neoproprietari, e con fare in linea con la missione religiosa espletata chiede loro di mettere a disposizione il locale di via Monterosa ad una famiglia di romeni, appena sbarcati a Policoro quando la Romania non era ancora nazione comunitaria, dimenticando che esiste il centro giovanile “Padre Minozzi” per l’ospitalità di persone disagiate. Il nucleo familiare si impietosisce della situazione e dà la possibilità alla coppia di sposini di insediarsi momentaneamente nell’abitazione. Da quel momento in poi iniziano i guai. Stando alle dichiarazioni della proprietaria i “locatari” non se ne vogliono più andare. Davanti alla richiesta di pagamento del canone di locazione, redatto da un apposito legale, il capofamiglia si è rifiutato di pagare. Poi una seconda richiesta di regolarizzare il fitto non ha fatto breccia nella sensibilità del romeno. I proprietari non sanno più a chi appellarsi, anche perché la casa servirebbe ad uno dei figli. Hanno messo al corrente le forze dell’ordine che si sono recate in via Monte Rosa; ma mettere in mezzo ad una strada un nucleo familiare con bimba di pochi anni non si può. E allora cosa fare? Non si tratterebbe nemmeno di occupazione abusiva poiché gli “inquilini” hanno le chiavi della casa. La suora, vera, che ha fatto da tramite se ne andata da Policoro facendo perdere le proprie tracce scaricando la patata bollente in mano a diversi attori: istituto di credito, proprietari, inquilini, forze dell’ordine. Ma se si dovesse trovare il bandolo della matassa anche andando in tribunale il contenzioso giudiziario sarebbe un rompicapo per il labirinto di norme di questo caso, con l’aggravante che entrambi rivendicano disagi sociali. Ma l’impressione è questa: una volta dentro non si esce più.
Gabriele Elia
(fonte il Quotidiano della Basilicata)
Gabriele Elia
(fonte il Quotidiano della Basilicata)
La marcia di Michele Maddalena verso l’Unità d’Italia
POLICORO – Per molti il 3 novembre è una data qualunque. Per Michele Maddalena invece no. Partito da Trieste, città dove venne firmato l’armistizio della prima guerra mondiale, questo giovane pensionato di 70 anni percorrerà 4215 chilometri a piedi per consegnare il 17 marzo prossimo a Torino la pergamena con le firme di tutti i Governatori delle regioni d’Italia nelle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. E in questo suo tour a piedi, sabato 15 gennaio ha fatto tappa nella città jonica per incontrare i ragazzi delle terze classi della scuola media “Aldo Moro”. Ha spiegato loro che preferisce camminare a piedi perché 150 anni fa non esistevano le macchine e gli scooter figli della società opulenta, che si alza la mattina alle 06:00 e un’ora dopo è già in strada a percorrere i suoi chilometri con una pettorina gialla fosforescente, qualche barretta di cioccolata fondente in tasca e tanta carica ideale, che gli danno anche sei nipoti e un pronipote in gestazione, di arrivare a questo appuntamento storico per l’Italia con la pregiata pergamena da consegnare direttamente a Giorgio Napolitano. Durante l’incontro ha raccontato un detto in base al quale la vita gira e il ricco di oggi potrebbe diventare povero domani. Morale: non disprezzare mai gli altri. Anzi aiutarli. Così vista la ricorrenza di marzo ha voluto rammentare ai ragazzi il sacrificio umano di 680 mila italiani che in guerra hanno lottato in nome della Patria. E quando ieri i veneti erano poveri, qualcuno al Sud si è ricordato di loro: “E ora in nome del federalismo non possono abbandonare il meridione. Se esso sarà solidale allora sì che potremo parlare di una vera Italia. Altrimenti sarà secessione”. Insieme al lui Rocco Galasso, presidente lucano dell’associazione “Nastro Azzurro”, che raggruppa tutti gli eroi al valor militare della regione: “Potrà sembrarvi strano –osserva- ma anche se la Basilicata è una piccola regione, in proporzione ai suoi abitanti è la regione che ha dato di più in termini di soldati per la Patria: 22 medaglie d’oro al valor militare, il più alto numero di caduti e il più basso in termini di disertori”, aggiungendo poi come i partigiani o briganti lucani si siano battuti prima contro e poi a favore dell’Unità d’Italia. A portare il saluto delle istituzioni c’erano l’assessore alla Pubblica istruzione della Provincia di Matera, Antonio Montemurro, il quale ha dichiarato che queste celebrazioni devono servire, soprattutto per i più giovani, a capire l’importanza di un Paese unito; e il vice sindaco di Policoro, Rocco Leone, che ha affermato come l’Italia sia una grande nazione con tante bellezze, tante contraddizioni, ma anche molte cose che accomunano i suoi cittadini a partire dal tricolore.
Gabriele Elia
(fonte il Quotidiano della Basilicata)
mercoledì 19 gennaio 2011
Ricordata la ricorrenza della festa di Sant’Antonio
Policoro – Come di tradizione nella città jonica si è celebrata la festa di Sant'Antonio Abate, il patrono degli animali domestici, nelle giornate del 16 e 17 gennaio. L'iniziativa è organizzata dalla associazione culturale “Rotunda Nostra” guidata dal neo presidente Antonio Lateana. I festeggiamenti hanno preso il via domenica alle ore 20, nello spazio libero di via Puglia (spazio destinato alle giostre), con l'accensione del fuoco benedetto di Sant'Antonio, che è stato alimentato con la legna di tutti coloro che hanno partecipato. Alla benedizione del fuoco c’erano i tre parroci della comunità di Policoro. A seguire c’è stata la degustazione di bruschette, carne arrostita e altri prodotti tipici portati da chi parteciperà all'evento; mentre il 17 gennaio in piazza Heraclea e nel piazzale antistante la chiesa del Buon Pastore c’è stata la benedizione degli animali domestici.
Il Policoro 2000 cede al Borussia Pleiade nel derby dello Jonio
POLICORO - Va al Borussia Marconia il derby del Metapontino. Due a uno il risultato finale di una gara dalla doppia personalità, con un Policoro più dinamico nel primo tempo e un Marconia corsaro nella ripresa. Tre punti importanti per il Borussia, che grazie alla vittoria di ieri si avvicina alla metà della classifica. La partita si apre con il ricordo del piccolo Gabriele, giovanissimo tifoso prematuramente scomparso. Policoro subito in avanti e al 16' il primo brivido con un assist di Bruno per Manolio, Rondinone rinvia in angolo. Al 21' ancora un'occasione per i padroni di casa: Miranda ruba palla
e serve Bruno, assist per Cifarelli che si accinge al tiro, bloccato dalla difesa marconiense. Sei minuti dopo e il Policoro è ancora in avanti con Ragazzo che per ben due volte prova sotto rete a beffare Rondinone, l'estremo difensore però non si fa ipnotizzare. Al 34' i padroni di casa sbloccano il risultato: punizione dalla tre quarti sinistra di Miranda, Ferrara, sotto porta in girata, spizzica di testa e mette la sfera in rete. Il Policoro sembra ormai padrone del gioco, con il Marconia che prova a reagire con un tiro dalla distanza di Salerno, di poco a lato (40'), e con una punizione centrale di Garramone, bloccata da Coretti (46'). Nella seconda frazione i padroni di casa sembrano voler chiudere subito il match, tanto che pochi secondi dopo il fischio dell'arbitro Miranda prova a sorprendere tutti da centrocampo e Rondinone si deve superare per rinviare. Al 56' i biancoazzurri hanno una grande occasione con Cifarelli, solo a porta vuota, palla sul palo. Contropiede marconiense e potente tiro di Zuccarelli, palla alta. Ed è qui che il match cambia: i padroni di casa sembrano perdere la concentrazione e il Marconia ne approfitta proiettandosi in avanti. E agguanta il pareggio al 69', con Di Cecca: svarione difensivo, l'undici rossoblu se ne va in solitaria e con un destro supera Coretti. Al 72' il Policoro ci prova su corner, Rondinone toglie la palla dalla testa di Bruno. Passano dieci minuti e il neo entrato Savoia lancia ancora Bruno che però si gira male e spreca. La partita sembra avviata al pareggio ma non è così e all' 88' gli ospiti si regalano il match gol: ancora una svista difensiva, Agneta è abile a catturare palla e ad andarsene per beffare l'estremo difensore marconiense con un insidioso pallonetto. Triplice fischio e il Marconia torna alla vittoria mentre il Policoro dovrà lavorare sodo per preparare l'insidiosa trasferta con il Tanagro.
Eleonora Cesareo
(il Quotidiano della Basilicata)
e serve Bruno, assist per Cifarelli che si accinge al tiro, bloccato dalla difesa marconiense. Sei minuti dopo e il Policoro è ancora in avanti con Ragazzo che per ben due volte prova sotto rete a beffare Rondinone, l'estremo difensore però non si fa ipnotizzare. Al 34' i padroni di casa sbloccano il risultato: punizione dalla tre quarti sinistra di Miranda, Ferrara, sotto porta in girata, spizzica di testa e mette la sfera in rete. Il Policoro sembra ormai padrone del gioco, con il Marconia che prova a reagire con un tiro dalla distanza di Salerno, di poco a lato (40'), e con una punizione centrale di Garramone, bloccata da Coretti (46'). Nella seconda frazione i padroni di casa sembrano voler chiudere subito il match, tanto che pochi secondi dopo il fischio dell'arbitro Miranda prova a sorprendere tutti da centrocampo e Rondinone si deve superare per rinviare. Al 56' i biancoazzurri hanno una grande occasione con Cifarelli, solo a porta vuota, palla sul palo. Contropiede marconiense e potente tiro di Zuccarelli, palla alta. Ed è qui che il match cambia: i padroni di casa sembrano perdere la concentrazione e il Marconia ne approfitta proiettandosi in avanti. E agguanta il pareggio al 69', con Di Cecca: svarione difensivo, l'undici rossoblu se ne va in solitaria e con un destro supera Coretti. Al 72' il Policoro ci prova su corner, Rondinone toglie la palla dalla testa di Bruno. Passano dieci minuti e il neo entrato Savoia lancia ancora Bruno che però si gira male e spreca. La partita sembra avviata al pareggio ma non è così e all' 88' gli ospiti si regalano il match gol: ancora una svista difensiva, Agneta è abile a catturare palla e ad andarsene per beffare l'estremo difensore marconiense con un insidioso pallonetto. Triplice fischio e il Marconia torna alla vittoria mentre il Policoro dovrà lavorare sodo per preparare l'insidiosa trasferta con il Tanagro.
Eleonora Cesareo
(il Quotidiano della Basilicata)
martedì 18 gennaio 2011
Anna Debora Bonavita, un'altra poetessa di Policoro per "Il Federiciano"
Policoro - La poesia di un'altra poetessa di Policoro per il Federiciano. Si intitola “18 aprile 1993”, ed è stata scelta per arricchire la raccolta di composizioni inedite. Lo scorso 4 dicembre a Rocca Imperiale, grazioso centro calabrese non lontano dal confine con la Basilicata, c'è stata la presentazione dei volumi (Il Federiciano, edizione Blu, ndr.) e la proclamazione dei rispettivi autori. L'opera di Anna Debora Bonavita è stata scelta fra 9000 elaborati. Ha 38 anni, dopo gli studi universitari si è sposata e ha messo su famiglia, ma la passione verso il “linguaggio dell'anima” non l'ha mai abbandonata. “La poesia è stata sempre una grande passione, infatti ho scritto per la prima volta all'età di sette anni, pur non avendo mai pubblicato”, ha raccontato Anna Debora. La poetessa policorese, nell'esprimere soddisfazione per il traguardo raggiunto, ha ringraziato tutti quanti dedicheranno un minuto del loro tempo alla lettura della sua poesia.
Fonte
(La Nuova del Sud)
Ponte di solidarietà per curare un iracheno
POLICORO - Una gara di solidarietà andata a buon fine, grazie al concreto impegno del Tribunale dei diritti del malato di Policoro, coadiuvato dalle istituzioni a tutti i livelli. La storia è quella di un cittadino iracheno, che su intervento dei suoi familiari residenti in Italia, è stato accolto e curato nelle strutture sanitarie di Policoro e Matera. «Nella sanità lucana è un esempio positivo di solidarietà. -si legge in una nota a commento di Mariantonietta Tarsia, segretaria di Cittadinanzattiva Basilicata e rappresentante del Tdm di Policoro- Una famiglia Irachena da anni regolarmente residente in Italia ha chiesto al Tribunale per i Diritti del Malato di Policoro di adoperarsi affinchè un loro congiunto gravemente malato in Iraq raggiungesse l'Italia e specificamente la Basilicata, dove vivono i suoi familiari, per accertamenti diagnostici e successive cure. La richiesta -spiega ancora Tarsia- fatta propria dal Tdm, ha trovato pronto accoglimento, sia da parte della struttura sanitaria “Madonna delle Grazie” di Matera, che da parte dell'Ambasciata italiana in Iraq. La prima, con l'aver subito inserito il nominativo tra i beneficiari degli accertamenti diagnostici, la seconda con l'aver rilasciato il visto di ingresso in Italia nella stessa giornata
in cui è pervenuta la richiesta con la relativa documentazione via e-mail. Il positivo episodio -conclude Mariantonietta Tarsia- è stato oggetto di apposita comunicazione a gli organi amministrativi regionali. Di tanto si ritiene dare comunicazione all'opinione pubblica tramite la stampa». E’ certamente un mirabile esempio di sinergie finalizzate a quella solidarietà che fa realmente del popolo lucano un grande esempio nel mondo.
Fonte
Il Quotidiano della Basilicata
in cui è pervenuta la richiesta con la relativa documentazione via e-mail. Il positivo episodio -conclude Mariantonietta Tarsia- è stato oggetto di apposita comunicazione a gli organi amministrativi regionali. Di tanto si ritiene dare comunicazione all'opinione pubblica tramite la stampa». E’ certamente un mirabile esempio di sinergie finalizzate a quella solidarietà che fa realmente del popolo lucano un grande esempio nel mondo.
Fonte
Il Quotidiano della Basilicata
lunedì 17 gennaio 2011
Via Monginevro a Policoro, strada dissestata. Residenti arrabbiati
Policoro - Strada dissestata e residenti molto arrabbiati. Circa una cinquantina di metri, forse di più, fra buche e dislivelli che hanno creato non pochi problemi ai cittadini che abitano in via Monginevro a Policoro. Il tratto finito sotto accusa è quello che serve gli alloggi Ater e i cinque edifici a torre, meglio noti come i “grattacieli di Policoro”. La porzione di strada in questione, sebbene interna, è utilizzata dai tanti residenti della zona. La segnalazione è venuta nei giorni scorsi da un cittadino, Giuseppe Di Matteo, che ha riferito (“anche a nome degli altri residenti”) circa gli ultimi accadimenti nella zona. “In via Monginevro sono presenti immobili di proprietà dell'ATER ai quali sono stati compiuti lavori di recinzione ed altro danneggiando cosi il fondo stradale della stessa via Monginevro”, ha scritto il signor Giuseppe Di Matteo nella e mail. E, ancora: “ E' da mesi che prosegue questa situazione e nè il comune nè nessun altro ente si preoccupa di tale disservizio e disagio in cui incorriamo, le nostre automobili sono in procinto di seguire le strade degli auto demolitori”, ha concluso Di Matteo. Di chi è stavolta la responsabilità?
Fonte
La Nuova del Sud
Gianluca Pizzolla
Fonte
La Nuova del Sud
Gianluca Pizzolla
Franco Labriola
Franco Labriola coordinatore provinciale di Partecipazione Democratica del Pd
"Abbiamo bisogno di recuperare un rapporto sinergico con l'intera comunità
provinciale e per questo ci siamo dati una organizzazione operativa, con
la nomina di Francesco Labriola nella funzione di Coordinatore, di
Francesco Bianchi Tesoriere provinciale e Vincenzo Santochirico Andrea
Bandursi, Angelo Cotugno, Francesco Labriola, Dino Paradiso, Francesco
Mancini e Tina Santochirico nella Direzione Provinciale e infine Francesco
Mitidieri nel Comitato di Garanzia Provinciale". Lo afferma il
coordinatore provinciale del Materano di Partecipazione Democratica,
componente del Pd, Francesco Labriola, sostenendo di aver "chiuso una
fase politica, che ci ha visto impegnati per affermare i valori della
componente Bersani e aprendo, invece, una fase nuova di partecipazione
democratica nelle comunità e con le comunità. Abbiamo bisogno - conclude -
di recuperare un rapporto sinergico con l'intera comunità provinciale e
per questo ci siamo dati una organizzazione operativa.
"Abbiamo bisogno di recuperare un rapporto sinergico con l'intera comunità
provinciale e per questo ci siamo dati una organizzazione operativa, con
la nomina di Francesco Labriola nella funzione di Coordinatore, di
Francesco Bianchi Tesoriere provinciale e Vincenzo Santochirico Andrea
Bandursi, Angelo Cotugno, Francesco Labriola, Dino Paradiso, Francesco
Mancini e Tina Santochirico nella Direzione Provinciale e infine Francesco
Mitidieri nel Comitato di Garanzia Provinciale". Lo afferma il
coordinatore provinciale del Materano di Partecipazione Democratica,
componente del Pd, Francesco Labriola, sostenendo di aver "chiuso una
fase politica, che ci ha visto impegnati per affermare i valori della
componente Bersani e aprendo, invece, una fase nuova di partecipazione
democratica nelle comunità e con le comunità. Abbiamo bisogno - conclude -
di recuperare un rapporto sinergico con l'intera comunità provinciale e
per questo ci siamo dati una organizzazione operativa.
domenica 16 gennaio 2011
Grande spettacolo di pubblico ai tre happening di Cassiopea
POLICORO – A poco più di un mese di distanza dalla sua nascita il consorzio di associazioni culturali costituitosi nel centro jonico, Cassiopea, tira le somme dopo le prime iniziative messe in cantiere nelle vacanze natalizie: l’esibizione del cabarettista Rocco Barbato il 26 dicembre e le due serate all’insegna del divertimento con i bambini il 5/6 gennaio, tutti eventi organizzati al PalaErcole: “Abbiamo dimostrato così –osserva il presidente Francesco Corbino- come l'unione delle forze porti al risultato sperato, riuscendo ad offrire degli appuntamenti che evidentemente mancavano a questa città, visto l'enorme afflusso di pubblico riscontrato nei tre happening. Nello spettacolo offerto da Rocco Barbaro il 26 dicembre c’erano circa 500 presenze; non da meno è stato il successo di pubblico delle altre due serate. Il 5 gennaio con “Aspettando la Befana....danzando” le scuole di ballo “Io Ballo”, “King's dance club” e “Insieme Danza”, hanno dato vita ad uno spettacolo molto ben curato e molto apprezzato dal numeroso pubblico presente. Infine, il 6 gennaio, il “Befanone” è stato una vera e propria festa dei bambini che dalle 17 si sono scatenati sugli enormi giochi gonfiabili presenti e si sono fatti truccare dallo staff de ”l'isola felice”, ed intrattenere dallo spettacolo del mago con balli e tanto zucchero filato. L'aspetto che ci rende più orgogliosi -continua il presidente Francesco Corbino- è l'aver creato dei momenti di aggregazione per Policoro. Vedere l’impianto sportivo pieno di famiglie, pieno di ragazzi ed in particolare pieno di bambini che si sono letteralmente scatenati ci obbliga a metterci subito al lavoro per realizzare al più presto altre iniziative. Tengo anche a precisare che questo risultato è il frutto solo ed esclusivamente del nostro lavoro. Credo che Cassiopea abbia centrato in pieno il suo obiettivo in questa sua prima fase di vita formando un bel gruppo di lavoro, e la sua caratteristica è proprio quella di sfruttare le peculiarità e le idee di tutte le associate (28); quindi il nostro potenziale è enorme”. Cassiopea rimane un associazione aperta e libera a tutte le associazioni di Policoro che vogliono unirsi a noi.
Gabriele Elia
(fonte il Quotidiano della Basilicata)
Investito un giovane in città

POLICORO – All’ingresso di Policoro Sud venerdì 13 gennaio si è sfiorata la tragedia. Quando il sole era già tramontato da un pezzo e le luci illuminavano l’ingresso nella città, nei pressi del cavalcavia un giovane diciassettenne residente in città, R.F., a bordo di una bicicletta si stava recando, molto probabilmente a casa, in via Bellini, di fronte l’ex Zuccherificio quando all’improvviso è stato catapultato per terra nell’impatto con un’autovettura che procedeva a discreta velocità nella stessa direzione. A guidarla un ragazzo di 27 anni di origini albanesi che, forse preso dal panico per non essere stato diligente alla guida, anziché soccorrere il giovane italiano gli è balenata la cattiva idea di scappare lasciando tra la vita e la morte il minorenne. Fortuna ha voluto che un passante richiamato dall’attenzione delle urla e dal gesticolare del minorenne, nel frattempo finito in una cunetta, si sia fermato e prestato i primi soccorsi. Dopodiché ha chiamato il 118 e avvisato le forze dell’ordine. Ad accorrere sul posto la Polizia locale e i militari dell’Arma della compagnia di Policoro che poche ore dopo identificavano l’automobilista. Al momento non sono state rese note le sue generalità, ma si sa la sua età: 27 anni, e la residenza nella città jonica. Dai rilievi effettuati i militari hanno riscontrato che l’albanese non era in regola con la patente B. A dare una mano alle forze dell’ordine nella cattura dell’extracomunitario ci ha pensato il padre del policorese telefonando al 112 numero unico europeo, il quale dava indicazioni utili all’identificazione del presunto investitore. A questo punto partiva la caccia all’uomo grazie anche alla scia di olio che fuoriusciva dalla macchina portando così dritti dritti alla sua cattura. Poi è stato tratto in arresto e deferito alla competente Autorità Giudiziaria per lesioni personali, fuga in caso di incidente con danno a persone ed omissione di soccorso a persone ferite. Per R.F., invece, dopo essere stato trasportato al nosocomio civile papa “Giovanni Paolo II” è stato, successivamente, trasferito al San Carlo di Potenza per ulteriori accertamenti dopo i 40 giorni diagnosticati di trauma dal personale medico della città di Policoro. Nella ricostruzione dei fatti da parte dei Carabinieri, sembrerebbe che la strada di percorrenza della due ruote fosse poco illuminata e per questo motivo l’autovettura agganciava il velocipede, probabilmente senza luci di posizione, trascinando il corpo del giovane per terra per qualche metro.
Gabriele Elia
(fonte il Quotidiano della Basilicata)
sabato 15 gennaio 2011
Bosco Soprano Policoro: a quando l’analisi dell’acqua dopo le trivellazioni?
Con delibera consiliare del 11 gennaio 2010 il Comune di Policoro, facendo propria
la protesta della cittadinanza avverso le trivellazioni di gas a Bosco Soprano, assumeva precisi impegni contro le trivellazioni nel territorio del Comune medesimo e nel Mar Jonio. In particolare il Consiglio Comunale dichiarava ferma contrarietà a qualsiasi futura attività di ricerca petrolifera nel proprio territorio e volontà di tutelare la salute dei cittadini di Bosco Soprano e l’ambiente. Nel settembre 2010 il comitato Bosco Soprano si rivolgeva al sindaco Lopatriello, quale responsabile della salute pubblica, e al neo eletto assessore all’ambiente della Regione, Agatino Mancusi, per sollecitare l’effettuazione di analisi dell’acqua dei pozzi utilizzati dagli abitanti e dagli agricoltori della omonima contrada. Un monitoraggio necessario, stante l’impiego di prodotti chimici durante le trivellazioni. L’utilizzo di tali pericolose sostanze risulta acclarato già dalla fine di Dicembre del 2009, allorché con ordinanza sindacale n. 3671 si proibì alla società Gas Plus di valersi dei fusti di sostanze chimiche presenti nel cantiere escavativo. Detto utilizzo risulta, peraltro, provato da esauriente dossier fotografico, trasmesso alle predette istituzioni, in cui risulta documentato anche l’intervento di tir-cisterna adibiti al trasporto di rifiuti e scarti tossici conseguenti alla trivellazione. All’assessore Mancusi veniva, in particolare, avanzata richiesta di verifica dell’operato svolto dal Dipartimento Ambiente, secondo cui “non sarebbero stati utilizzati prodotti chimici per perforare la crosta terrestre”, valutando l’eventualità di errori nell’assolvimento della pratica. Trascorsi oramai tre mesi nessuno ha dato corso alle giuste e preoccupate istanze della popolazione. Ancora una volta si assiste allo scoraggiante spettacolo dei cittadini chiamati a difendere da soli diritti costituzionalmente garantiti, nella assordante assenza delle istituzioni.
la protesta della cittadinanza avverso le trivellazioni di gas a Bosco Soprano, assumeva precisi impegni contro le trivellazioni nel territorio del Comune medesimo e nel Mar Jonio. In particolare il Consiglio Comunale dichiarava ferma contrarietà a qualsiasi futura attività di ricerca petrolifera nel proprio territorio e volontà di tutelare la salute dei cittadini di Bosco Soprano e l’ambiente. Nel settembre 2010 il comitato Bosco Soprano si rivolgeva al sindaco Lopatriello, quale responsabile della salute pubblica, e al neo eletto assessore all’ambiente della Regione, Agatino Mancusi, per sollecitare l’effettuazione di analisi dell’acqua dei pozzi utilizzati dagli abitanti e dagli agricoltori della omonima contrada. Un monitoraggio necessario, stante l’impiego di prodotti chimici durante le trivellazioni. L’utilizzo di tali pericolose sostanze risulta acclarato già dalla fine di Dicembre del 2009, allorché con ordinanza sindacale n. 3671 si proibì alla società Gas Plus di valersi dei fusti di sostanze chimiche presenti nel cantiere escavativo. Detto utilizzo risulta, peraltro, provato da esauriente dossier fotografico, trasmesso alle predette istituzioni, in cui risulta documentato anche l’intervento di tir-cisterna adibiti al trasporto di rifiuti e scarti tossici conseguenti alla trivellazione. All’assessore Mancusi veniva, in particolare, avanzata richiesta di verifica dell’operato svolto dal Dipartimento Ambiente, secondo cui “non sarebbero stati utilizzati prodotti chimici per perforare la crosta terrestre”, valutando l’eventualità di errori nell’assolvimento della pratica. Trascorsi oramai tre mesi nessuno ha dato corso alle giuste e preoccupate istanze della popolazione. Ancora una volta si assiste allo scoraggiante spettacolo dei cittadini chiamati a difendere da soli diritti costituzionalmente garantiti, nella assordante assenza delle istituzioni.
La Gi. Elle volley raddoppia. Due squadre nella serie C regionale
POLICORO – Gigi Liquori, presidente della Gi. Elle volley, ha presentato giovedì 6 gennaio all’Hermes hotel i suoi tre moschettieri: Domenico Di Sanzo, Pierpaolo De Pace e Mario Liquori. Il primo è stato strappato alla federazione pallavolo nella veste di osservatore degli arbitri e portato in riva allo Jonio come Direttore generale e l’allenatore numero due, il secondo è il mister per la sua abilità di coinvolgimento e preparazione, il terzo è il Direttore sportivo con doppio incarico: anche allenatore all’occorrenza. Mentre lui, Gigi, è il D’Artagnan di questa associazione che negli anni sotto la sua direzione ha aggregato giovani e meno giovani indirizzandoli alla pallavolo. Loro devono combattere per una causa meno nobile degli eroi di Dumas: non contro il cardinale Richelieu ma quantomeno salvarsi nel campionato di serie C regionale di volley. E la missione quest’anno è doppia: per gli uomini e donne. Infatti la Gi. Elle volley ha raddoppiato le squadre aprendosi a tutto il circondario jonico andando a pescare atleti/e anche a Nova Siri, Pisticci, Marconia, Scanzano. E forte delle innumerevoli adesioni, circa 70 tesserati, l’associazione necessitava di una riorganizzazione. Da qui i nuovi arrivi nella dirigenza con l’arduo compito di far crescere un vivaio sempre più numeroso: “E se arriva qualcos’altro di buono lo prendiamo…”. Il riferimento è al salto di categoria nella B2: “Realisticamente –afferma Gigi Liquori- non abbiamo le disponibilità economiche per un campionato superiore a quello di quest’anno (il terzo di fila per gli uomini, il primo per le donne ndr), e dunque facciamo crescere i giovani in quest' anno di transizione per poi in futuro raccogliere di meglio…qualche buon giocatore c’è nella rosa però parlare di promozione non sarebbe il caso”. Nelle prime due giornate gli uomini hanno collezionato una vittoria e una sconfitta; mentre le donne hanno iniziato peggio: “però –continua- contiamo di rifarci durante la stagione puntando molto sul fattore campo. Il PalaErcole di Policoro dove finora non abbiamo potuto giocare perché occupato da altri eventi. Finiti i quali ora non dovremo più, almeno me lo auguro, girare tra palestre di Comuni limitrofi e tendostrutture varie”. Sul femminile le risorse sono state trovate, anche se altre sono ben accette, grazie alla sensibilità di alcune piccole attività commerciali del Metapontino; nel maschile invece i problemi ci sono e non li nasconde: “Finora abbiamo avuto dei contatti. Di concreto c’è solo la parola di qualche imprenditore che io spero faccia seguire poi i fatti. La nostra è un’associazione che si autofinanzia con le tessere dei soci per la pratica sportiva. Ma i soldi non bastano mai. Faccio un esempio: solo il PalaErcole ci costa 600 euro al mese, ai quali bisogna aggiungere i soldi per le trasferte con tutti gli annessi e connessi. Mantenere su una squadra, e nel mio caso sono due, è davvero un’impresa”. Il cui primo azionista è proprio egli stesso. “Ma oltre all’attività agonistica –conclude- abbiamo il progetto del volley nelle scuole e quello di un raduno di mini volley tra qualche settimana al PalaErcole”. Ecco perché Liquori, padre, i galloni di D’Artagnan se li è conquistati sul campo.
Gabriele Elia
(il Quotidiano della Basilicata)
venerdì 14 gennaio 2011
Le polizze di “Nano feroce”
Aveva allestito una vera e propria “agenzia assicurativa criminale”,che per procacciarsi i“clienti” adottava una metodologia ampiamente rodata negli ambienti della malavita organizzata, ovvero l’atto intimidatorio all’imprenditore di turno e dopo pochi giorni la“gentile offerta” di una copertura, di una protezione dall’orco estorsore, che egli stesso avrebbe indicato nel noto pregiudicato Gerardo Schettino, denominato “u carabnier”, ex militare dell’Arma di Scanzano Jonico oggi in carcere per un reato simile.Il protagonista di questa paradossale joint venture è stato individuato dalla Polizia in Vincenzo Mitidieri, 47 anni di Policoro, più noto negli ambienti criminali col nomignolo di “nano feroce”come il boss calabrese Antonino Imerti dello scontro coi De Stefano nella seconda guerra di ‘ndrangheta (più di 600 morti in meno di 6 anni). Mitidieri era già finito al centro di una serie di operazioni di polizia sempre per reati connessi alla matrice estorsiva. Questa volta, però, l’episodio che gli viene contestato ha attirato l’attenzione della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, che all’esito delle indagini congiunte della Squadra Mobile di Matera, agli ordini del dottor Nicola Fucarino, e del Commissariato di Scanzano, guidato dal dottor Roberto Cirelli, ha formalizzato l’accusa di “estorsione aggravata dal metodo mafioso” (articolo 7 del Codice di procedura penale), disponendo l’arresto di Mitidieri nella sua abitazione di Policoro, dove scontava i domiciliari dopo il fermo del gennaio 2010 proprio nell’ambito dell’operazione “Mosaico”, per altri atti estorsivi. I risultati di questa nuova brillante indagine, denominata “Last piece”, quindi probabile ultimo tassello del mosaico, sono
stati illustrati ieri mattina in Questura dal capo della Mobile e dal commissario capo di Scanzano. Tutto è nato dalle bottiglie incendiarie ritrovate nell’autunno 2009 davanti ad alcune aziende tra Policoro e Scanzano Jonico. All’epoca gli agenti sentirono gli imprenditori interessati, tra cui i titolari di una nota società di prodotti ortofrutticoli, che negarono tutti di aver ricevuto richieste estorsive. Una risposta che non convinse gli inquirenti, tanto da indurli a predisporre una serie di controlli ambientali proprio sull’utenza telefonica dei soci dell’azienda e persino nelle loro auto. Proprio da una di queste ultime, è arrivato l’atteso riscontro al fiuto degli investigatori. Un giorno i due titolari dell’azienda si sono appartati per parlare della faccenda senza fare insospettire gli altri, che probabilmente non sapevano della richiesta estorsiva. Durante il colloquio, intercettato dagli agenti nell’auto, gli imprenditori hanno parlato chiaramente della richiesta “assicurativa” di Mitidieri, 5.000 euro di anticipo da pagare subito e poi un “vitalizio” di 500 euro al mese. Viste le condizioni economiche non rosee della società, i due avrebbero ipotizzato anche di dare le chiavi dei capannoni a Mitidieri, concludendo comunque di voler pagare per non subire danneggiamenti. Tutti indizi interessantissimi passati alla Dda di Potenza, che attraverso il pm Basentini e con l’interessamento delprocuratore capo Colangelo, ha chiesto al Giudice per le indagini preliminari, dottor Spina, la formalizzazione della richiesta di arresto per estorsione aggravata dal metodo mafioso, definendo
l’atto di Mitidieri un “contratto di protezione”. Prima,però, i magistrati hanno nuovamente sentito gli imprenditori vittime, che dopo le rassicurazioni degli agenti del Commissariato di Scanzano circa la protezione della propria famiglia, hanno confermato tutto dando il la all’arresto di Mitidieri. La giusta conclusione di indagini lunghe e laboriose anche a causa della mancata collaborazione delle vittime, sempre auspicabile in casi del genere, ma quasi mai reale per la paura del criminale di turno. E sulla pericolosità di Vincenzo Mitidieri, secondo gli investigatori, non ci sarebbero dubbi, viste anche le successive esternazioni del boss pentito Antonio Cossidente, che ha individuato proprio nei Mitidieri di Policoro la cellula criminale ben organizzata
e armata, anima della quinta mafia nell’area del Metapontino. Informazioni utili, stralciate e integrate nell’ordinanza d’arresto dal pm Basentini. U carabnier e il nano feroce erano stati già arrestati per reati a matrice estorsiva a dicembre 2009 (Operazione “Agroracket”cheportò all’arresto di Schettino) e nel gennaio 2010 (Operazione “Mosaico” per Mitidieri). Schettino, in questa ultima vicenda, è presente “de relato”, non essendoci riscontri della sua consapevole partecipazione alle richieste estorsive. Di vitale importanza nella conduzione delle indagini è stata l’opera degli agenti di Scanzano, che come polizia di prossimità, hanno rassicurato le vittime, inducendole a collaborare.
Mitidieri si trova ora recluso nel carcere di Potenza a disposizione del pm Basentini per l’interrogatorio di garanzia. Una scelta voluta, quella di non passare dal carcere di Matera, per agevolare e velocizzare la definizione dell’accusa. Restano aperte le indagini sugli altri episodi simili registratisi nello stesso periodo tra Policoro e Scanzano. Al momento non ci sono prove
della regia unica di Mitidieri, ma gli inquirenti lo sospettano, ritenendola probabile.
Un anno fa l’operazione “mosaico”
VINCENZO Mitidieri è agli arresti dal 26 gennaio 2010. Pare che dicesse alle sue vittime: «Se non vuoi avere problemi devi pagare. Se non lo fai sarà un inferno». Allora fu il titolare di un cantiere edile a collaborare, consentendo l’arresto fulmineo in 48 ore. Mitidieri è accusato di aver chiesto 20.000 euro ad uno dei tre titolari dell’impresa di Policoro. Richiesta che, in un’occasione,
era stata anche accompagnata dalle minacce con una pistola. Gli imprenditori, però, hanno avuto la forza e il coraggio di reagire denunciando il tentativo di estorsione al Commissariato di Scanzano della Polizia di Stato. Mitidieri fu arrestato con l'accusa di tentata estorsione pluriaggravata e continuata. Alla richiesta del denaro, Mitidieri si era sentito rispondere che, se aveva bisogno di un posto di lavoro, avrebbero potuto darglielo. «Non ho bisogno di elemosina. –rispose- Il problema non è mio, è vostro. Se volete continuare datemi 20.000 euro», la risposta secca del pregiudicato. A distanza di un giorno, la richiesta è diventata stringente, inoltrata con la minaccia di un'arma da fuoco. «Anche se ti rivolgi a polizia e carabinieri, ho
centinaia di uomini fuori», aveva detto Mitidieri. Gli imprenditori si sono resi conto che l'unica via d'uscita era quella di chiedere aiuto alle forze dell'ordine.
E la polizia in 24 ore ha identificato l'estorsore, in altre 24 è arrivato il provvedimento del gip Rosa Bia su disposizione del pm Annunziata Cazzetta. Alle quattro di notte una ventina di agenti del Commissariato di Scanzano e della prima sezione Criminalità organizzata della Squadra Mobile di Matera sono piombati in casa di Mitidieri, una villetta con giardino, “presidata” da tre rottweiler, recintata da un cancello che i poliziotti sono costretti a scavalcare poiché il padrone di casa non aveva nessuna intenzione di aprire. Proprio come Schettino su Scanzano, Mitidieri era il punto di riferimento della criminalità locale, era considerato il catalizzatore della criminalità policorese. Il 28 gennaio, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, respinse tutte le accuse. L'avvocato, Maria Delfino, chiese gli arresti domiciliari in sostituzione
della detenzione in carcere, che gli furono concessi.
Processo “Heraclea connection”: inutilizzabili le telefonate
IL GUP Luigi Spina ha accolto i rilievi delle difese e ha dichiarato inutilizzabili
le intercettazioni telefoniche agli atti dell’inchiesta “Heraclea connection”. Per gli avvocati la decisione è stato un grande risultato, che mette a rischio l’in tero impianto accusatorio. L’altra mattina nel Palazzo di giustizia di Potenza
si è conclusa la prima fase dell’udienza preliminare di coloro che finirono in
galera il 1 marzo del 2007. Sono accusati essere stati i registi di un associazione a delinquere di stampo mafioso dedita al traffico di droga (hashish, ma soprattutto cocaina), estorsioni, ricettazione, riciclaggio, rapine e usura. Le indagini dei militari della compagnia dei carabinieri di Policoro e del nucleo operativo di Matera presero le mosse nel 2003 da un anomalo e sproporzionato giro di coca. Per l’accusa il traffico si sarebbe insinuato ben dentro la migliore società della fascia jonica, tanto che secondo gli elementi raccolti nel corso dell’inchiesta, anche due noti locali notturni di Policoro sarebbero stati usati come centro di smistamento e adescamento per giovani
ragazze, avvicinate al consumo della “bianca” per farle esibire in prestazioni
sessuali spinte per i notabili del posto. Quando i boss avrebbero sentito di avere il fiato sul collo sarebbe nata anche l’idea di uccidere l’ufficiale dei carabinieri che si occupava del caso, il capitano Pasquale Zacheo. Quindici giorni dopo gli arresti già il Tribunale del riesame aveva annullato le misure cautelari per mancanza di gravi indizi di colpa.
«Affiliato a mezzo posta»
Antonio Cossidente è un fiume in piena colmo di rancore e voglia di vendetta
mista a disperazione. Il boss pentito dei basilischi ne ha anche per gli “amici” del materano e le sue dichiarazioni sono finite nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Vincenzo Mitidieri, eseguita ieri mattina dagli agenti del commissariato di Scanzano. «A Policoro comanda il clan dei fratelli Mitidieri». Queste le parole di quello che a lungo sarebbe stato il massimo esponente della ‘ndrangheta in Basilicata, e oggi è per molti il più importante collaboratore di giustizia della Dda. Cossidente ha raccontato di aver conosciuto Antonio Mitidieri, fratello di Vincenzo, nel carcere di Matera nel 1996, quando era in corso l’azione di proselitismo del fondatore della quintamafia, Gino Cosentino, il suo predecessore alla guida del clan. «Aderirono a questo progetto anche buona parte della famiglia Scarcia. Parlo di Daniele, Salvatore, lo stesso Giuseppe Scarcia, che erano detenuti lì. Aderirono Fiore Commisso di Policoro, Vincenzo Di Cecca di Matera, Rocco Trolio di Matera e altri soggetti. Antonio Mitidieri di Policoro. Il fratello (Vincenzo. ndr) non c’era, ma gli fu mandata l’ambasciata al carcere dov’era detenuto all’epoca, se non erro a Taranto, quindi anche Enzo Mitidieri, tramite posta, fu avvertito ed aderì. Poi aderirono tante altre persone che all’interno delle carceri furono affiliate con rito battesimale». Prima dei basilischi, sempre secondo il boss Antonio Cossidente, c’erano solo gli Scarcia. E dopo la scissione ognuno sarebbe andato per la sua strada. Ad esempio i clan di Policoro in principio avrebbero fatto riferimento al clan dei Pesce di Rosarno, ma negli ultimi tempi avrebbero stretto nuove alleanze.
Fonte
Il Quotidiano della Basilicata
Antonio Corrado
stati illustrati ieri mattina in Questura dal capo della Mobile e dal commissario capo di Scanzano. Tutto è nato dalle bottiglie incendiarie ritrovate nell’autunno 2009 davanti ad alcune aziende tra Policoro e Scanzano Jonico. All’epoca gli agenti sentirono gli imprenditori interessati, tra cui i titolari di una nota società di prodotti ortofrutticoli, che negarono tutti di aver ricevuto richieste estorsive. Una risposta che non convinse gli inquirenti, tanto da indurli a predisporre una serie di controlli ambientali proprio sull’utenza telefonica dei soci dell’azienda e persino nelle loro auto. Proprio da una di queste ultime, è arrivato l’atteso riscontro al fiuto degli investigatori. Un giorno i due titolari dell’azienda si sono appartati per parlare della faccenda senza fare insospettire gli altri, che probabilmente non sapevano della richiesta estorsiva. Durante il colloquio, intercettato dagli agenti nell’auto, gli imprenditori hanno parlato chiaramente della richiesta “assicurativa” di Mitidieri, 5.000 euro di anticipo da pagare subito e poi un “vitalizio” di 500 euro al mese. Viste le condizioni economiche non rosee della società, i due avrebbero ipotizzato anche di dare le chiavi dei capannoni a Mitidieri, concludendo comunque di voler pagare per non subire danneggiamenti. Tutti indizi interessantissimi passati alla Dda di Potenza, che attraverso il pm Basentini e con l’interessamento delprocuratore capo Colangelo, ha chiesto al Giudice per le indagini preliminari, dottor Spina, la formalizzazione della richiesta di arresto per estorsione aggravata dal metodo mafioso, definendo
l’atto di Mitidieri un “contratto di protezione”. Prima,però, i magistrati hanno nuovamente sentito gli imprenditori vittime, che dopo le rassicurazioni degli agenti del Commissariato di Scanzano circa la protezione della propria famiglia, hanno confermato tutto dando il la all’arresto di Mitidieri. La giusta conclusione di indagini lunghe e laboriose anche a causa della mancata collaborazione delle vittime, sempre auspicabile in casi del genere, ma quasi mai reale per la paura del criminale di turno. E sulla pericolosità di Vincenzo Mitidieri, secondo gli investigatori, non ci sarebbero dubbi, viste anche le successive esternazioni del boss pentito Antonio Cossidente, che ha individuato proprio nei Mitidieri di Policoro la cellula criminale ben organizzata
e armata, anima della quinta mafia nell’area del Metapontino. Informazioni utili, stralciate e integrate nell’ordinanza d’arresto dal pm Basentini. U carabnier e il nano feroce erano stati già arrestati per reati a matrice estorsiva a dicembre 2009 (Operazione “Agroracket”cheportò all’arresto di Schettino) e nel gennaio 2010 (Operazione “Mosaico” per Mitidieri). Schettino, in questa ultima vicenda, è presente “de relato”, non essendoci riscontri della sua consapevole partecipazione alle richieste estorsive. Di vitale importanza nella conduzione delle indagini è stata l’opera degli agenti di Scanzano, che come polizia di prossimità, hanno rassicurato le vittime, inducendole a collaborare.
Mitidieri si trova ora recluso nel carcere di Potenza a disposizione del pm Basentini per l’interrogatorio di garanzia. Una scelta voluta, quella di non passare dal carcere di Matera, per agevolare e velocizzare la definizione dell’accusa. Restano aperte le indagini sugli altri episodi simili registratisi nello stesso periodo tra Policoro e Scanzano. Al momento non ci sono prove
della regia unica di Mitidieri, ma gli inquirenti lo sospettano, ritenendola probabile.
Un anno fa l’operazione “mosaico”
VINCENZO Mitidieri è agli arresti dal 26 gennaio 2010. Pare che dicesse alle sue vittime: «Se non vuoi avere problemi devi pagare. Se non lo fai sarà un inferno». Allora fu il titolare di un cantiere edile a collaborare, consentendo l’arresto fulmineo in 48 ore. Mitidieri è accusato di aver chiesto 20.000 euro ad uno dei tre titolari dell’impresa di Policoro. Richiesta che, in un’occasione,
era stata anche accompagnata dalle minacce con una pistola. Gli imprenditori, però, hanno avuto la forza e il coraggio di reagire denunciando il tentativo di estorsione al Commissariato di Scanzano della Polizia di Stato. Mitidieri fu arrestato con l'accusa di tentata estorsione pluriaggravata e continuata. Alla richiesta del denaro, Mitidieri si era sentito rispondere che, se aveva bisogno di un posto di lavoro, avrebbero potuto darglielo. «Non ho bisogno di elemosina. –rispose- Il problema non è mio, è vostro. Se volete continuare datemi 20.000 euro», la risposta secca del pregiudicato. A distanza di un giorno, la richiesta è diventata stringente, inoltrata con la minaccia di un'arma da fuoco. «Anche se ti rivolgi a polizia e carabinieri, ho
centinaia di uomini fuori», aveva detto Mitidieri. Gli imprenditori si sono resi conto che l'unica via d'uscita era quella di chiedere aiuto alle forze dell'ordine.
E la polizia in 24 ore ha identificato l'estorsore, in altre 24 è arrivato il provvedimento del gip Rosa Bia su disposizione del pm Annunziata Cazzetta. Alle quattro di notte una ventina di agenti del Commissariato di Scanzano e della prima sezione Criminalità organizzata della Squadra Mobile di Matera sono piombati in casa di Mitidieri, una villetta con giardino, “presidata” da tre rottweiler, recintata da un cancello che i poliziotti sono costretti a scavalcare poiché il padrone di casa non aveva nessuna intenzione di aprire. Proprio come Schettino su Scanzano, Mitidieri era il punto di riferimento della criminalità locale, era considerato il catalizzatore della criminalità policorese. Il 28 gennaio, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, respinse tutte le accuse. L'avvocato, Maria Delfino, chiese gli arresti domiciliari in sostituzione
della detenzione in carcere, che gli furono concessi.
Processo “Heraclea connection”: inutilizzabili le telefonate
IL GUP Luigi Spina ha accolto i rilievi delle difese e ha dichiarato inutilizzabili
le intercettazioni telefoniche agli atti dell’inchiesta “Heraclea connection”. Per gli avvocati la decisione è stato un grande risultato, che mette a rischio l’in tero impianto accusatorio. L’altra mattina nel Palazzo di giustizia di Potenza
si è conclusa la prima fase dell’udienza preliminare di coloro che finirono in
galera il 1 marzo del 2007. Sono accusati essere stati i registi di un associazione a delinquere di stampo mafioso dedita al traffico di droga (hashish, ma soprattutto cocaina), estorsioni, ricettazione, riciclaggio, rapine e usura. Le indagini dei militari della compagnia dei carabinieri di Policoro e del nucleo operativo di Matera presero le mosse nel 2003 da un anomalo e sproporzionato giro di coca. Per l’accusa il traffico si sarebbe insinuato ben dentro la migliore società della fascia jonica, tanto che secondo gli elementi raccolti nel corso dell’inchiesta, anche due noti locali notturni di Policoro sarebbero stati usati come centro di smistamento e adescamento per giovani
ragazze, avvicinate al consumo della “bianca” per farle esibire in prestazioni
sessuali spinte per i notabili del posto. Quando i boss avrebbero sentito di avere il fiato sul collo sarebbe nata anche l’idea di uccidere l’ufficiale dei carabinieri che si occupava del caso, il capitano Pasquale Zacheo. Quindici giorni dopo gli arresti già il Tribunale del riesame aveva annullato le misure cautelari per mancanza di gravi indizi di colpa.
«Affiliato a mezzo posta»
Antonio Cossidente è un fiume in piena colmo di rancore e voglia di vendetta
mista a disperazione. Il boss pentito dei basilischi ne ha anche per gli “amici” del materano e le sue dichiarazioni sono finite nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Vincenzo Mitidieri, eseguita ieri mattina dagli agenti del commissariato di Scanzano. «A Policoro comanda il clan dei fratelli Mitidieri». Queste le parole di quello che a lungo sarebbe stato il massimo esponente della ‘ndrangheta in Basilicata, e oggi è per molti il più importante collaboratore di giustizia della Dda. Cossidente ha raccontato di aver conosciuto Antonio Mitidieri, fratello di Vincenzo, nel carcere di Matera nel 1996, quando era in corso l’azione di proselitismo del fondatore della quintamafia, Gino Cosentino, il suo predecessore alla guida del clan. «Aderirono a questo progetto anche buona parte della famiglia Scarcia. Parlo di Daniele, Salvatore, lo stesso Giuseppe Scarcia, che erano detenuti lì. Aderirono Fiore Commisso di Policoro, Vincenzo Di Cecca di Matera, Rocco Trolio di Matera e altri soggetti. Antonio Mitidieri di Policoro. Il fratello (Vincenzo. ndr) non c’era, ma gli fu mandata l’ambasciata al carcere dov’era detenuto all’epoca, se non erro a Taranto, quindi anche Enzo Mitidieri, tramite posta, fu avvertito ed aderì. Poi aderirono tante altre persone che all’interno delle carceri furono affiliate con rito battesimale». Prima dei basilischi, sempre secondo il boss Antonio Cossidente, c’erano solo gli Scarcia. E dopo la scissione ognuno sarebbe andato per la sua strada. Ad esempio i clan di Policoro in principio avrebbero fatto riferimento al clan dei Pesce di Rosarno, ma negli ultimi tempi avrebbero stretto nuove alleanze.
Fonte
Il Quotidiano della Basilicata
Antonio Corrado
giovedì 13 gennaio 2011
In mobilità i dipendenti della Argo Srl
POLICORO – Per trentuno unità lavorative del centro jonico e dintorni quello appena trascorso sarà stato il Natale più triste della loro vita. Il colpo di coda della crisi economica del 2010 ha colpito anche a ridosso delle festività di fine anno quando si augura a tutti, amici e nemici, buon anno e felice 2011. Per queste maestranze però sotto l’albero c’è stata la sorpresa che mai avrebbero voluto trovare: la mobilità. La società da cui dipendevano ha dato loro il benservito lo scorso 14 dicembre: l’Argo Srl, specializzata in prefabbricati. Lavoravano da anni alle dipendenze della famiglia Massocchi, molto conosciuta in città per aver portato negli anni d’oro del boom economico di Policoro ricchezza ed economia con le loro aziende: Polfruit, lavorazione di prodotti ortofrutticoli e Sjlca, quest’ultima operante nel settore dei prefabbricati rilevata anni fa da una cooperativa di ex dipendenti del loro stesso gruppo. Ma i Massocchi sono ancora operativi in città proprio con l’Argo, sempre prefabbricati, e poi con il colosso dell’Orogel, settore ortofrutticolo. E se per l’ortofrutta si continua a lavorare e produrre, forte sia del marchio che della fetta di mercato che occupa l’azienda emiliana, purtroppo lo stesso non di può dire dell’Argo prefabbricati. “Le commesse sono finite”, è stato il malinconico commento di un ex ormai dipendente. E così dopo anni di lavoro la proprietà ha dovuto tirare le somme e provvedere a malincuore a mandare a casa tutte le maestranze, molte delle quali non sono più giovanissime e non ricollocabili sul mercato del lavoro. E ora che succede? “Aspettiamo in primo assegno di mobilità –osserva uno di loro- entro il quattordici febbraio anche se avanziamo delle mensilità arretrate e la tredicesima”. Fino a quando durerà l’ammortizzatore sociale avranno di che vivere, ma poi si troveranno anche loro in mezzo ad una strada come tanti, purtroppo, lucani in cerca non più di un posto di lavoro, ma più semplicemente di un’opportunità di impiego in una terra dove il lavoro è veramente un miraggio tanto fa averne scoraggiato anche la ricerca. La crisi internazionale ha colpito indistintamente tutti, ma in Basilicata i morsi si sono fatti sentiti laddove quelle poche aziende presenti hanno dovuto ridimensionare l’organico o chiudere i battenti nel peggiore dei casi. Infatti il 2010 è stato su questo fronte un vero e proprio bollettino di guerra. Così non si fa altro che alimentare le speranze di una sistemazione definitiva solo nel pubblico, dato che il privato non dà garanzie; con la politica ancora più forte nella concertazione, trasformando i cittadini quasi in sudditi. A maggior ragione quando la mobilità è l’anticamera del licenziamento.
Gabriele Elia
(fonte il Quotidiano della Basilicata)
Gabriele Elia
(fonte il Quotidiano della Basilicata)
Leone dopo le perquisizioni della Guardia di Finanza: "Tutto sarà chiarito. Sono fiducioso nell'operato dei miei amici"
Nella mattinata del 13 gennaio i militari della Guardia di Finanza hanno perquisito alcuni uffici comunali. Il vice sindaco di Policoro, Rocco Leone, in una conferenza stampa appositamente convocata alle ore 10:00 ha dichiarato: “Questi episodi mi rattristano molto sia come cittadino che come amministratore. Comunque sono fiducioso nell’operato della Magistratura e credo che presto tutto si chiarirà. Sono altresì convinto che i miei amici: il sindaco Nicola Lopatriello, l’assessore ai Lavori pubblici, Cosimo Ierone, i due Dirigenti, Felice Latronico e Felice Viceconte, si sono comportati secondo la legge e hanno fatto gli interessi della città. Tutto si chiarirà presto, ne sono convinto, quando la magistratura avrà effettuato i dovuti riscontri, e gli amici coinvolti in questa vicenda ne usciranno con la faccia pulita. Colgo l’occasione per dire che questa Amministrazione comunale è granitica e compatta, e l’azione amministrativa non si fermerà: andremo avanti fino a fine mandato. La solidarietà di tutti i consiglieri comunali e di tutti i gruppi è totale nei confronti delle quattro persone coinvolte”.
Tangenti: 13 persone agli arresti domiciliari nel Materano
Tredici persone sono state poste agli arresti domiciliari dalla Guardia di Finanza, fra Policoro (Matera) e Bari, nell'ambito di un'inchiesta su due appalti per la realizzazione di nuovi impianti di pubblica illuminazione a Policoro (Matera). Il pm di Matera, Valeria Farina Valaori, ha chiesto e ottenuto dal gip, Roberto Scillitani, le ordinanze di custodia cautelare, in cui si ipotizza il reato di concorso in corruzione aggravata. Secondo l'accusa, i due appalti (per un importo totale di 46 mila euro) ne avrebbero preceduto uno di quattro milioni.
(FONTE ANSA)
(FONTE ANSA)
Ordinanza disattesa. Il giorno della Befana nomadi ancora sul lungomare
POLICORO – Gli zingari si sono affezionatati alla città jonica. E non se ne vogliono andare più. Né con le buone né con le cattive. Le forze dell’ordine, Polizia locale in particolare, più volte hanno fatto capire loro come il lungomare, lato destro del primo parcheggio, non è un accampamento per gitani e nomadi. E allora eccoli puntualmente nei giorni di festa o nel fine settimana arrivare in riva allo Jonio, stendere i panni sul lungomare, aprire sedie a sdraio, apparecchiare, la classica pennichella e poi all’imbrunire tagliare la corda per andare altrove. E lo fanno con una naturalezza tale da non meravigliare più nessuno. Nemmeno i passanti del posto che si recano sulla Duna alla ricerca di un po’ di tranquillità. Così il giorno della Befana sono stati avvistati: stesso luogo, stesso punto e stesse abitudini e senza nessun contrasto, almeno fino alle 14:00: è stata festa anche per loro. Ignari di un’ordinanza sindacale firmata nei giorni scorsi dal primo cittadino di Policoro, Nicola Lopatriello, sulla tolleranza zero che tanto rumore ha fatto. Tanto da aver scomodato anche il servizio pubblico della Rai. Forse nessuno li ha messi al corrente che sono “indesiderati” in città non solo a mare ma su tutto il territorio comunale. Infatti l’ordinanza parlerebbe chiaro e non ci sarebbe nemmeno bisogno di commenti. Però nessuno gliela ha fatto notare, dato che il loro peregrinare non prevede aggiornamenti in materia e per loro tutto il mondo è Paese. Come se vivessero nel mondo dei balocchi. Ma forse la colpa non è loro, ma di chi non fa rispettare le leggi e le ordinanze. Già perché l’Italia è la nazione delle leggi, regolamenti, decreti, circolari e questa proliferazione di norme e provvedimenti annessi e connessi ha scoraggiato i tutori dell’ordine pubblico. Almeno questa è la spiegazione più plausibile. Per malignare invece hanno lasciato correre dando l’idea di vivere in una zona franca incontrollata dove tutto è permesso: “tanto non succede mai niente…”. E se questo può essere vero, fino a prova contraria, nell’ordinanza le prove contrarie ci sarebbero: danni al patrimonio pubblico e sporcizia varia. Non sono elementi sufficienti per far scattare il divieto? Sulla carta si, ma in pratica no. Giovedì c’erano almeno cinquanta persone che hanno visto non solo le roulotte ma addirittura i panni stesi su una superficie di 20 metri. Possibile che nessuno ha disturbato i nomadi? A cosa servono i divieti se poi non vengono applicati? E se con il passaparola nel prossimo week end a Policoro arriveranno non due ma tre, quattro e decine di camper di nomadi cosa succederà? Ecco perché mai dimenticare il vecchio adagio: prevenire è meglio che curare.
Fonte
Il Quotidiano della Basilicata
Fonte
Il Quotidiano della Basilicata
mercoledì 12 gennaio 2011
Anno nuovo, vittorie vecchie. Marino e Santarcangelo primi in sella alla mountain bike
Foto: Pasquale Marino e Giovanni Santarcangelo con le maglie di Campioni Regionali 2011 di Ciclocross
POLICORO - Pasquale Marino ancora una volta sul tetto più alto della disciplina sportiva mountain bike in Basilicata. Ormai non fa più notizia una sua vittoria sia in ambito regionale che extra. Così il 2 gennaio scorso il fondatore dell’associazione “Heraclea Bike” si è aggiudicato la prima prova dell’anno a Metaponto, valevole per l’assegnazione dei titoli regionali di Cidocross nella categoria M4. Ma la vera sorpresa è stata la vittoria nella Elite Master di Giovanni Santarcangelo, della stessa associazione: “La manifestazione –osserva Marino – è stata egregiamente organizzata dal Team Re-Cycling di Bernalda ed ha visto al via nelle diverse categorie oltre 160 atleti dei circa 200 iscritti provenienti dalle regioni limitrofe ed anche dal Lazio e Abruzzo, visto che la prova oltre ad essere valida come campionato regionale lucano era anche valida come prova unica del campionato Intersolidale. Per me è stata una riconferma del titolo in questa disciplina che detengo da ormai 4 anni consecutivamente. Mi piace però sottolineare la miuscola performance del collega Santarcangelo, un’autentica sorpresa avendo iniziato da circa un’anno l’attività sportiva ed essendo alle prime competizioni agonistiche: la grinta, l’impegno e la disciplina hanno dato i loro frutti”. Dopo le tre batterie disputatesi, gli organizzatori hanno offerto il pasta party e poi ci sono state le premiazioni dei campioni regionali e dei primi tre classificati di ogni categoria alla presenza dei massimi esponenti della Federazione ciclistica di Basilicata: il presidente regionale Matteo Lioi, quello provinciale di Matera, Carmine Acquasanta, il presidente del settore Fuoristrada, Vincenzo Sileo oltre ai responsabili della Soprintendenza Archeologica di Basilicata.
Gabriele Elia
(fonte il Quotidiano della Basilicata)
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