domenica 15 gennaio 2017

La Shell cerca altri giacimenti al Sud


Altri giacimenti in arrivo. Alla Shell interessa non solamente la catena montuosa della Maddalena che divide il vallo di Diano (Salerno, Campania) dalla val d’Agri (Potenza, Basilicata). La compagnia anglolandese ha avviato al ministero dell’Ambiente le procedure di valutazione d’impatto per cercare giacimenti in altre due aree, nel cuore della Basilicata, definite La Cerasa e Pigneto. Per ascoltare il sottosuolo alla ricerca di risorse la Shell adotterà una tecnologia nuova, “passiva”, che non arreca disturbo. Comitati nimby e coorti di sindaci si sono già attivati: dicono di temere (anzi, pronosticano con certezza) devastazioni, disastri, catastrofi. Nel frattempo ricevono pareri positivi altri progetti. Via libera del ministero dell’Ambiente a Ragusa per una prova di estrazione con tre pozzi, approvate le procedure per gli storici giacimenti Clara e Bonaccia in Adriatico, nel mar Ionio via libera ambientale allo studio sotto il fondale al largo di Crotone e in una vasta area al centro del golfo di Taranto. In Calabria e in Romagna dichiarazioni infocate di politici locali, agitati per la ricerca di risorse. Le nuove ricerche della Shell hanno una particolarità. In genere per capire con un’ecografia la forma del sottosuolo si produce un rumore generato artificialmente, con un principio simile a quello del medico che bussa con le nocche sul torace. Si tratta di vibrazioni non molto diverse da quelle prodotte dal passaggio di un treno. Stavolta invece la Shell non lancerà nel sottosuolo un’onda ma si limiterà ad ascoltare i rumori prodotti da altri (treni, cementifici) e i borborigmi naturali delle viscere della terra. Nessuna perforazione; solo minuscoli sensori d’ascolto («geòfoni», spiega la Shell). Le ricerche in base a una collaborazione della Shell con il mondo della ricerca saranno usate dalle Università di Napoli e di Potenza e dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia per capire meglio il sottosuolo tormentato di quelle regioni. Se si scoprissero indizi di giacimenti, «continuando il dialogo con le istituzioni nazionali e locali nel pieno rispetto della legge, del territorio e dei suoi abitanti — informa la Shell — presenterà una specifica valutazione di impatto ambientale per ciascuna delle fasi successive di esplorazione previste nel programma lavori». Finora i giacimenti della Basilicata hanno consentito — afferma uno studio della Confindustria Basilicata e della Shell — di sviluppare royalty per 1,8 miliardi, di generare un Pil e un indicatore Bes (benessere equi sostenibile) che mettono invidia nelle regioni vicine, di godere un tasse locali e di disoccupazione assai più bassi rispetto al Sud, di investire meglio sulle fonti rinnovabili di energia e di attrarre turismo (+ 16,5% gli arrivi nel 2015) come accaduto anche in altre aree a vocazione petrolifera (Emilia-Romagna, Sicilia).
Fonte
Il Sole 24 ore


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