sabato 24 luglio 2010

La ricerca al servizio dell’agricoltura. Il centro ricerche “E. Pantanelli” ha aperto le porte agli utenti

POLICORO – Nel centro didattico sperimentale “E. Pantanelli” di Policoro la ricerca applicata all’agricoltura è di casa dal 1957. Ovvero da quando all’indomani della Riforma fondiaria l’università degli studi di Bari, facoltà di Agraria “Aldo Moro”, non decise di delocalizzare in questa porzione di territorio un suo presidio di ricerca proprio nel cuore della pianura Metapontina. Così venerdì 16 luglio il centro è stato aperto al pubblico in occasione della prima edizione della: “Festa del grano”. E tra i tanti ospiti c’era anche l’accademico Giuseppe De Mastro.
Perché proprio la festa del grano?
“Perché il grano è la prima coltura che serve a soddisfare i bisogni alimentari dell’uomo. Anche se in quest’area non è proprio la coltura d’eccellenza, però è indispensabile per la sopravvivenza dell’essere umano perché è alla base di una corretta alimentazione”.
Qual è il vostro lavoro nel centro ricerche “E. Pantanelli”?
“Cerchiamo di studiare le colture sia dalle sue origini, ovvero dalle piante, in un processo che ci porta a capire come si può produrre senza manipolazioni genetiche. Esempio: noi studiamo i principi attivi dell’origano per citare una delle tante piante per poi valorizzare e difendere questa o colture simili da attacchi come quelli dei pesticidi. Il nostro lavoro è proprio quello di esaltare la qualità e la fragranza di una derrata agricola rendendola impermeabile a qualunque tipo di attacco che ne possa minare la salubrità”.
Chi si può rivolgere a voi?
“Tutti gli addetti ai lavori, a partire dagli imprenditori agricoli, possono chiederci pareri e suggerimenti per le tecniche da applicare all’agricoltura; e noi mettiamo la nostra esperienza a loro disposizione gratuitamente dato che siamo un’istituzione. Inoltre il nostro centro è aperto a ricercatori, stagisti, a chi svolge dottorati di ricerca che vengono qui dalla nostra università per applicare sul campo le conoscenze didattiche apprese in aula”.
In questi anni di attività qui a Policoro, su quale coltura avete approfondito le vostre ricerche?
“La barbabietola da zucchero è stata per anni al centro delle nostre attenzioni per poi trasferire i nostri saperi allo Zuccherificio prima che la Cee rivedendo i suoi programmi del comparto e chiuse non solo la stabilimento di Policoro ma anche altri in Italia. Poi studiamo anche le buone pratiche per l’irrigazione, complementare per una corretta coltivazione di una coltura. Competenze particolari abbiamo anche nello studio piante officinali dalle quali ricaviamo tecniche innovative per il settore primario dell’economia lucana da esportare ovunque. Ad esempio qui applichiamo fondamentalmente tre tecniche: quella convenzionale, quella integrata e quella biologica e le conseguenti applicazioni naturali come i biofarmaci, biopesticidi. Lo studio della pianta in tutte le sue fasi è monitorata estraendo dalla stessa gli anticorpi contro i prodotti chimici”.

Gabriele Elia
(fonte il Quotidiano della Basilicata)

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